Il Qinghai, un’immensa provincia nel cuore dell’altopiano tibetano

Il Qinghai è una vasta provincia situata nel centro-ovest della Cina. Per farti un’idea, la sua superficie è due volte quella dell Italia, ma conta appena circa 5,5 milioni di abitanti. La metà della popolazione vive a Xining, la capitale, mentre il resto del territorio, punteggiato da qualche piccola città, resta una delle aree meno popolate al mondo.

Geograficamente, il Qinghai è incorniciato da due grandi catene montuose: a nord, i monti Qilian che raggiungono i 6.000 metri, e a sud, le pendici dell’Himalaya che sfiorano i 7.000 metri. Tra le due si estende un altopiano elevato, più dolce ma di grande varietà: praterie, deserti, valli profonde, picchi appuntiti… L’altitudine media supera i 4.200 metri.

È anche qui, in questi paesaggi austeri e grandiosi, che nascono tre dei più grandi fiumi dell’Asia: il Fiume Giallo, il Mekong e lo Yangtze. Si possono ammirare i primi meandri di questi giganti fluviali ancora modesti — un contrasto sorprendente rispetto alla loro potenza più a valle.

Qinghai, una lunga storia tibetana

Quando si parla del Tibet, generalmente si pensa alla Regione Autonoma del Tibet (RAT), situata a sud della provincia di Qinghai. Ma questa associazione, sebbene molto diffusa, rappresenta una visione storica e culturale molto riduttiva di ciò che è realmente il Tibet.

In realtà, il Tibet tradizionale non si limita a questa singola entità amministrativa. Fa parte di un’area molto più vasta, chiamata Grande Tibet. Questa comprende tre grandi regioni storiche: Ü-Tsang, Amdo e Kham — ognuna con proprie caratteristiche culturali, etniche e linguistiche. Le lingue tibetane parlate in queste regioni a volte sono mutuamente incomprensibili, e le identità locali sono molto marcate.

Quindi, rispondere alla domanda “Dov’è il Tibet?” implica specificare il punto di vista: geografico, politico, etnico, linguistico, storico o religioso. A seconda dell’angolazione, i confini saranno diversi.

Sorprendentemente, questa realtà del Grande Tibet rimane in gran parte sconosciuta al grande pubblico, anche se è ben documentata e riconosciuta dagli specialisti. Molti grandi maestri spirituali tibetani, incluso il Dalai Lama stesso, sono nati al di fuori della Regione Autonoma del Tibet — in particolare nella provincia del Qinghai, che corrisponde in gran parte all’antica regione di Amdo.

Il Qinghai non è un artefatto del Tibet; è il Tibet senza filtri

Dunque, diciamolo chiaramente: il Qinghai non è un “piccolo Tibet” né una versione di serie B del Tibet. Al contrario. Bisogna sfatare un luogo comune: il Qinghai non è una versione secondaria del Tibet. Non è né un sostituto, né una versione annacquata. È un territorio a sé, nel cuore del mondo tibetano. E sotto molti aspetti, offre un’esperienza molto più autentica e libera.

Infatti, mentre la Regione Autonoma del Tibet (RAT) è oggi profondamente segnata dal turismo di massa, il Qinghai rimane in gran parte fuori dai radar. Qui non ci sono file di autobus, non ci sono folle ai piedi dei monasteri, né convogli di fuoristrada. È un territorio dove si viaggia ancora lontano da tutto, lontano da ogni tumulto turistico.

Ma ciò che colpisce di più è il rapporto con gli abitanti. In molti villaggi, la gente ha visto raramente turisti e non ha mai incontrato stranieri. Il loro benvenuto è spontaneo, caloroso, senza aspettative mercantili. Ti avvicinano per curiosità, spesso con una gentilezza sorpresa. A volte basta un semplice sorriso per scambiarsi un abbraccio o per ricevere un invito a bere il tè.

Per i fotografi in cerca di legami e situazioni davvero autentiche, il Qinghai è un vero paradiso! È un mondo ancora vivo, ancora intatto, e ti propongo un’immersione in uno dei pochi luoghi dove si può ancora viaggiare lontano dai codici del turismo classico.

È dunque una delle regioni del mondo più preservate e ancora più selvagge che ti propongo di scoprire!

Due Giganteschi Parchi Naturali Protetti

Il Qinghai ospita due dei più vasti e spettacolari parchi naturali della Cina, uno dei quali, Kekexili (o Hoh Xil), è patrimonio mondiale dell’UNESCO. Questo territorio leggendario è considerato uno degli ultimi baluardi selvaggi dell’altopiano tibetano. È attraversato solo da tre strade principali, e nemmeno una lo percorre interamente.

Il solo Kekexili copre 45.000 km², cioè nove volte la superficie del Parco nazionale del Grand Canyon negli Stati Uniti. E questo è poco in confronto all’immenso Parco Nazionale delle Sorgenti dei Tre Fiumi (Sanjiangyuan), che si estende per 316.000 km², più dell’intera Italia. Questi parchi sono i polmoni ecologici dell’altopiano, dove nascono i mitici fiumi Yangtze, Fiume Giallo e Mekong.

Non si tratta di parchi “da visita”, ma di aree di conservazione allo stato puro. Alcune zone sono completamente chiuse all’attività umana — tranne che per pochi gruppi di nomadi o per scienziati con permessi speciali. L’accesso alla vera sorgente dello Yangtze, ad esempio, richiede un’autorizzazione rara, difficile da ottenere e concessa con grande parsimonia.

Kekexili, invece, è difficile da raggiungere pur non avendo le stesse restrizioni ufficiali: pochissime strade, un territorio estremo, un clima rigido. Ogni anno, alcune persone si smarriscono lì e non vengono più ritrovate. È una terra dura, silenziosa, temuta perfino dai locali.

Ma ciò non significa che sia vietato mettervi piede. Al contrario: vi facciamo incursioni puntuali e misurate, con il massimo rispetto per questi territori protetti. Là dove finisce la pista, dove appaiono i grandi branchi di antilopi tibetane, di yak selvatici, di lupi furtivi. Là dove si può davvero sentire cosa significhi essere soli, in uno spazio senza confini, davanti a una natura ancora indomita.

Animali selvatici

È quindi possibile esplorare in tutta sicurezza i margini di questi due immensi parchi naturali. Ed è proprio lì, al confine tra le terre abitate e le grandi distese protette, che avviene la magia.

Strade secondarie e piste isolate ci portano in zone dove la natura è ancora sovrana. A oltre 4.000, a volte 5.000 metri di altitudine, solo pochi animali eccezionali sono riusciti ad adattarsi a un ambiente così estremo:

  • Yak selvatici, massicci e schivi
  • Kiang, gli asini selvatici del Tibet
  • Antilopi tibetane (chiru)
  • Gazzelle dell’altopiano
  • E predatori sfuggenti: lupi, linci, orsi tibetani e persino la leggendaria pantera delle nevi.
  • La regione è anche un rifugio per molte specie di uccelli migratori, come la Gru dal Collo Nero, che nidificano nei laghi d’alta quota e nelle zone umide.

Queste specie sono endemiche dell’altopiano tibetano. Non vivono in nessun altro luogo. Le loro straordinarie capacità di adattamento sono uniche: respirano un’aria rarefatta, sopportano venti gelidi e forti sbalzi termici, trovando cibo in un ambiente quasi privo di vegetazione.

Qui non ci sono ranger che vi accompagnano lungo sentieri segnalati per vedere animali tracciati via GPS. Nessun tour organizzato, nessun “safari” su misura. L’osservazione della fauna resta un privilegio raro, affidato al caso, alla pazienza, all’attenzione. Ed è proprio questo a renderla così speciale. Ogni apparizione diventa un momento prezioso, un dono.

Osservare questi animali nel loro habitat naturale, senza recinzioni, senza torri di osservazione, senza messinscena, significa toccare con mano una parte di mondo ormai quasi scomparsa altrove.